Secondo un romantico luogo comune l'incontro d'amore è scritto nel destino, negli astri; e il nostro compito consiste soltanto nell'aspettare che il fato si compia. ln realtà l'amore arriva quando dentro di noi preme un bisogno sempre più forte, incontenibile d'affetto. Oppure proviamo un senso di vuoto (diceva una canzone di Tenco "mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare..."). Comunque, quando c'è questa predisposizione ci si guarda attorno, si è pronti ad agni minimo richiamo e il cosiddetto "destino" facilmente prende i connotati dei coetanei o della coetanea che più abbiamo vicino. Persone che abitano nella nostra città o paese, nel nostro quartiere o palazzo, che appartengono in linea di massima alla nostra stessa condizione sociale e hanno più o meno le nostre stesse abitudini e mentalità. L 'incontro con partner che abitano lontano, magari all'estero, e hanno mentalità e abitudini molto diverse rende più difficoltosi gli incontri e le reciproche intese. È vero perè che, oltre all'attrazione "omogamica", cioè tra persone che si "somigliano" per età e ceppo sociale, c'è anche l'attrazione tra gli opposti.
0ggi il corteggiamento è tornato di moda. Anche se tra i giovani si inizia subito col "tu" e il tono amichevole, si è decisamente recuperato il piacere di arrivare gradualmente alla conquista e al momento intimo. Tra i meno giovani, poi, si ritorna anche al galante invio di rose rosse che, in numero vistoso e senza nome del mittente, fanno ancora un certo effetto. Rimangono poi due precisi rituali di corteggiamento: quello sociale che si intraprende come preliminare al matrimonio, e quello dell'accoppiamento, che serve a preparare una coppia al rapporto ses- suale. Il primo rituale è basato sui primi appuntamenti per conoscersi meglio, per condividere gli hobby, lo scambio di regali, di libri, di dischi, la presentazione alle rispettive famiglie. Il secondo rituale, ovviamente più audace, è fatto di sguardi intensi, frasi erotico-adulatorie, baci rubati, cenette intime, eccitanti schermaglie, carezze, finte ripulse, bigliettini folti e telefonate notturne. I due rituali talvolta possono fondersi. L'iniziativa del corteggiamento, a volte, puo' essere presa dalla donna anziché dall'uomo.
Sempre, nella fase di approccio, due persane che si parlano segnalano simpatia o antipatia, adesione o rifiuto con vari piccoli movimenti del corpo che spesso si compiono senza nemmeno rendersene conto. Persino la persona cui sono rivolti, molto spesso, non li nota consapevolmente. Ma il nostro subconscio li capta con grande prontezza come messaggi precisi di incoraggiamento o di ostilità. Nella nostra tabella vi elenchiamo gli esempi più tipici di segnali "si" e segnali "no". nel proprio intimo stanno succedendo cose nuove, difficili da capire e talvolta un po' paurose: "non sarà troppo presto per avere' i peli qui", "ho il pene che gira a sinistra, potrei avere figli?", "il mio seno è troppo grosso", "il mio seno è troppo piccollo", "sono troppo magra", "sono troppo grassa", "troppo alto", "troppo basso", "toccandomi li mi piace, diventero' pazza?" È incredibile la creatività con cui gli adolescenti trovano motivi per rinfocolare dentro di sé il grande dubbio universale "saro' normale?" Metà o forse tre quarti delle lettere degli adolescenti alle riviste rivelano queste paure, che sembrano messe a far da sentinella contro i desideri di accoppiamento, vis- suti in modo molto intenso, ma anche ambivalente, sia a livello affettivo che sessuale. Entrando in un rapporto di coppia, infatti, prima ancora di affrontare tutti i tabù legati al sesso, l'adolescente deve vincere il senso di colpa e la paura dell'esclusione per un duplice tradimento: quello della famiglia e quello deI gruppo; deve intraprendere da solo la scalata dell'ultima rampa: inizia il processo che lo porterà all'ingresso del mondo adulto. Per i genitori. consapevoli delle difficoltà che i figli attraversano in questo periodo e che hanno con i figli un rapporto complessivamente buono, l'unico consiglio che mi sento di dare è di tenere una posizione di vigilanza discreta, proponendo la propria disponibilità a discutere, ma senza invadere le aree riservate, di dare o di mettere a disposizione tutti gli stru menti che permettano di raccogliere il massimo delle informazioni di cui l'adolescente ha bisogno e di mantenere un atteggiamento sdrammatizzante che non deve pero' sconfinare nel "prendere sottogamba": gli adolescenti sono molto permalosi. Agli adolescenti che mi leggono un consiglio che non vuol certo essere un rimedio universale. Imparate a guardarvi senza ogni volta paragonarvi a qualcos'altro che avete in mente; imparate a dire: peso "tot", sono alto cosi, i miei occhi sono del tal colore, invece che sono troppo magro, troppo alto, 'non ho gli acchi verdi ecc. E lo stesso vale per i pensieri e le sensazioni: non chiedetevi subito e sempre se sono buone o cattive, normali 0 anormali, cercate prima di scoprire come sono e prendetele came utili informazioni su quello che voi siete. Perché al di là di tutti gli atteggiamenti e di lutte le mode il rapporta di coppia ha senso laddove a mettersi in rapporto sono due persane che si accettano per quello che sono.
l grande scrittore francese del l'Ottocento, Stendhal, scrisse che "il pudore è una specie di avarizia, la peggiore di tutte". E poiché siamo in tema di chiarimenti sul come raro è l'amore utilizzando al massimo tulle le nostre possibilità Iibidiche, sarà bene pensare un po' a questa frase scritta da un uomo di lettere che, da quanto ha lasciato scritto, si puo' ben considerare uno che con l'amore aveva una certa dimestichezza. Ma anche con il pudore. Le eroine dei romanzi ottocenteschi, "lungi dall'essere creature pure e angelicate" corne venivano descritte, covavano grandi desideri sessuali tra le pieghe dei loro abitoni. Ma Ii nascondevano. "Parlare di sesso non è lecito, a una signora", diceva una mia prozia che forse è arrivata alla morte senza mai aver provato l'incanto di un orgasmo ben organizzato e ben riuscito. Quella stessa zia era anche una che sosteneva che "una vera signora non suda". E allora, corne la mettiamo? Per far bene all'amore, bisogna anche saper sudare, bisogna mettercela tutta, insomma. Eppure, siamo tutti convinti che anche le eterne eroine dei romanzi ottocenteschi conoscevano l'ebbrezza deI piacere d'amore. E che anche loro, pur non parlandone, sperimentavano sempre nuove "posizioni" fiel segreto deI talamo. Il pudore, quindi, è più un'opinione che una realtà. Oggi, in piena era edonistica, l'esigenza di mettere a frutto tulle le cognizioni e le capacità orgasmiche, è un preciso intento di tutti (o quasi). Si puo riuscire ad abbandonare qualsiasi forma di pudore? C'è chi dice che una briciola di pudore, comunque, rimane a tutti e in qualsiasi situazione amorosa. Essere all'altezza della situazione, facendo l'amore, è importante quasi quanto riuscire a piacere. Una volta conquistato il partner, occorre saperlo soddisfare, coinvolgerlo in una serie di azioni e atteggiamenti che mettano a tacere il pudore e, quindi, aumentino il godimento dei sensi. "Una donna un po' pudica mi eccita molto più che una spudorata", dice la frase di un romanzo di Gustave Flaubert, altro grande narratore ottocentesco. Anche oggi, a volte, si sentono uomini magari navigatissimi che dicono di preferire la donna un po' pudica. È vera, questa preferenza, o è solo un modo di affermare la propria superiorità di maschio? Il maschio, si sa, è quello che per natura (e per tradizione) prende l'iniziativa, fa il primo passo in amore. Per lui, il pudore sarebbe la più grande delle sventure; ma se il pudore è nella femmina, lui si sente più forte, quasi più potente e autorizzato ad assalire la... fortezza. Ma oggi le donne pudiche sono di meno? Da indagini fatte a tutti i livelli, scopriamo che la donna sempre più ha delle esigenze che intende far presenti al suo partner; e scopriamo anche che il pudore inteso corne vergogna di mostrarsi nuda o in posizioni "sconvenienti" è fortemente calata. La donna è sempre più conscia della propria sessualità e sempre più vuole avere la sua parte di piacere. Un tempo, le donne lasciavano che fosse il marito (0 l'amante) a stabilire in quale modo dovesse avvenire il rapporto d'amore. Oggi risulta sempre più evidente che il pudore di non chiedere, il pudore di tacere, di "vergognarsi" dei propri desideri, sta scomparendo. Con la liberalizzazione del sesso, i desideri vengono espressi, le vogIie quasi sempre soddisfatte e le variazioni sul tema dell'accoppiamento provate da moIte persone. Si sono venduti quasi più manuali sul corne fare l'amore e sulle "posizioni" che libri di testo delle scuole. Tutto cio significa che il pudore del propno corpo
Fino a qualche anno fa si riteneva che la donna potesse provare solo due tipi di orgasmo: uno derivante dalla stimolazione del clitoride, e l'altro derivante dalla penetrazione vaginale. Ma recentemente è stata avanzata un'altra ipotesi subito suf- fragata da migliaia di testimonianze. La donna puo essere stimolata all'in- terno della vagina in un altro punto sensibilissimo che provoca qualcosa di più di cio che normalmente è un orgasmo femminile: una scarica vio- lenta con forte emissione di liquido, quasi paragonabile a una eiaculazio- ne maschile. Questo punto fu chiamato "punto G" dal nome del ginecologo tedesco Ernst Grafenberg, che per primo lo descrisse quarant'anni fa. Ma solo dal 1981 se ne parla diffusamente. Per molte donne fu una scoperta; al- tre non ne furono sorprese perché già si erano rese conto da sole del piacere intenso che provavano agni qualvolta si verificava una forte pressione sessuale o digitale in quel punto misterioso. Ma dove si trova esattamente il punto G? È situato dietro l'osso pubico, sulla parete anteriore della vagina. Lo si rintraccia facilmente: è pratica- mente a mezza strada tra il retro del- l'osso pubico e il davanti della cervi- ce, lungo l'uretra (il canale urinario). Nella maggioranza delle donne si trova leggermente spostato sulla de- stra. Quando viene stimolato la zona cominci a a gonfiarsi formando un'area ovale di circa due centimetri. Poco dopo esplode l'orgasmo con l'u- scita dall'uretra di un abbondante li- quido lattiginoso. Esce dal canale dell'urina ma urina non è. All'epoca in cui Grafenberg ne parlo' la prima volta molti suoi colleghi lo presero per pazzo. Invece poi s'è scoperto che già sessant'anni fa il punto G era conosciuto da un popolo primitivo delle isole Trobriand che lo consideravano un secondo clitoride. Il loro preliminare sessuale preferito era il "gioco dei due anelli": l'uomo inseriva nella vagina della donna due anelli e ruotando il dito li faceva vibrare su due punti focali, uno sul clitoride e l'altro più internamente, proprio all'altezza del punto G. Alcune mie pazienti hanno voluto sperimentare da sole la sensibilità del punto G e vi sono riuscite dopo vari tentativi. L'unica posizione che permette di raggiungere il punto giusto inserendo un dito nella vagina, è quella della donna seduta o accovacciata. Sotto la pressione del dito questa zona molto morbida si indurisce, si gonfia fino a raggiungere le dimensioni d'un fagiolo, poi s'avverte una contrazione dell'utero e un intenso piacere. L'esplorazione riesce meglio se, mentre il dito penetra in vagina, con l'altra mano si preme sul ventre verso il basso, poco al di sopra del- l'osso pubico. È da notare che sia nell'autoerotismo sia nel rapporto sessuale si ha, nel momento dell'eccitazione, un improvviso stimolo a orinare. Per questo è bene, prima, cercare di scaricare totalmente la vescica. Durante il rapporto sessuale nella posizione più comune, quella con l'uomo sopra la donna, si puo stimolare il punto G se l'uomo non penetra profondamente in vagina ma solo per un terzo, premendo cosi sulla zona più sensibile. Ma questo non è facile anche perché in quella posizione il pene tende a premere in giù e non in su dove c'è il punto G. La posizione che dà invece il massimo risultato, in questo senso, è quella posteriore: penetrando da dietro nella vagina, il pene va frizionando in su e in giù proprio la parte anteriore della vagina. Quando col partner s'è raggiunto un perfetto affiatamento è assai facile che in questa posizione la donna raggiunga orgasmi multipli muovendo essa stessa le anche in modo da accentuare la stimolazione desiderata, in perfetta sincronia coi movimenti maschili.
Innamorarsi a 40 anni, per la prima volta, casa significa? Ogni volta che ci si innamora è la prima volta, agni volta è diversa. Vogliamo dire più intensa? È difficile stabilire una scala di intensità all'amore: certo in un quarantenne ci sono esperienze, vissute, storie precedenti che probabilmente lo hanno reso meno permeabile e meno pronto all"'imbarcata". Ma ,sarà poi vero? La casa più bella dell'amore è che tutti sono convinti di intendere la stessa casa quando ne parlano, ma non ci sono due individui al mondo che se lo rappresentano nello stesso modo. È ancora possibile innamorarsi a 40 anni? Be' io ne ho 42 e ammesso che quel l'insieme di sensazioni, emozioni, sentimenti, pensieri, che definisco "innamoramento" (a dire il vero non "lo definisco" in nessun modo, lo vivo) corrisponda a qualcosa di valido, abbastanza in generale, si, è decisamente possibile. Se sentir suonare un campanello, aprire la porta, vedere una persona dell'altro sesso, incontrare i suoi occhi, restarvi ancorati per circa un minuto, impossibilitati a muoversi, sentire che quegli occhi vi trasmettono qualcosa che ha la stessa forza solare che vi sentite salire da dentro, abbracciarsi, praticamente incapaci di parlare, balbettare qualcosa "tanto per", finire orizzontali nel giro di un quarto d'ora e riprovare sulla pelle "quelle certe" sensazioni e fare l'amore con "quella certa" passione... Se tutto questo significa "innamorarsi", si, ci si puo' innamorare anche a 40 anni. E se tutto questo è diverso da tutti gli altri "innamorarsi" (e non puo' che essere cosi, dal momento che ogni amore è una relazione a due e se una metà deI rapporto è diversa, è diverso tutto il rapporto) si tratta ancora una volta di un primo amore.
QUANTO TEMPO PUO' PASSARE
DAL DESIDERIO ALL' ACCOPPIAMENTO?
NON C'È UNA REGOLA. MA È MEGLIO
FARLO QUANDO S'ARRIVA ALLA
FUSIONE TOTALE DI SESSO E AMORE
Il desiderio di far l'amore sorge all'improvviso. Magari mezz'ora dopo che s'è incontrata una persona sconosciuta. Ma quando è giusto soddisfarlo? Una volta l'attesa durava anni e magari si arrivava all'amplesso quando il desiderio non c'era più. Nel periodo della liberalizzazione sessuale, all'opposto, si passà al soddisfacimento immediato: ti va di farlo?, si facciamolo. Col rischio di trasformare il sesso in gioco meccanico. Oggi ci stiamo riequilibrando. Si è capito l'importanza di arricchire d'un sentimento amoroso la semplice attrazione fisica. E si decide di andare a letto insieme quando tutt'e due si è pronti a questa fusione totale. L'attesa non è più di anni corne una volta, e raramente si brucia in poche ore. Normalmente s'aggira sui 20-30 giorni. Quando entrambi si dicano nello stesso istante "non ce la faccio più". ogni amore è un primo amore e non si vede perché a 40 anni non debba essere cosi, e perché non a 50, 60, 70 e oltre. Se si provano "quelle" sensazioni, se si ha "quella" impressione che "quel" momento sia eterno, è amore, anzi è "primo amore". Infatti è proprio quando si prova immediatamente questa sensazione di eternità che si prova l'amore e lo si sente con la stessa identica fiducia della prima e, magari, della seconda, terza volta. Se non si ripensa a quante volte questo desiderio di eternità è stato deluso, se si è pronti a lasciarsi andare a tutto cio', non importa quante volte ci si è sentiti con le ossa rotte della propria storia precedente, si continua a potersi sempre innamorare per la prima volta. Ogni volta che non si è già in una storia d'amore, si è vulnerabile aIle frecce di Cupido e non c'è dato anagrafico che lo possa impedire. La cosa comunque a me non dispiace per niente, e lo stesso spero di tutti. Se le cose poi dovessero andar male è certamente vero che col progredire dell'età le ossa si fanno più fragili e se si rompono ci mettono più tempo a riassestarsi. Ma quando uno è innamorato perché dovrebbe pensare al l'eventualità che "le cose" debbano "andar male"? E poi che significa "andar male"? che cosa puo' canceIlare il dono che chi è innamorato sta ricevendo dalla vita?
Forse non è il caso, in questa sede, di ripetere che le donne (ma anche gli uomini) sono belle quando lo vogliono. Sembra una battuta ma succede spesso che donne anche molto belle, sen tendosi giù di forma o non amate, si comportino e vivano corne fossero poco attraenti. ln realtà, sentirsi poco attraenti è un po' esserlo. Ognuno di noi ha provato ad essere depresso, demotivato, poco portato per le cose dell'amore o deI sesso. Ecco, è proprio in questi casi, che si perde lo strumento più potente della seduzione, l'arma segreta che è fatta di tutto e di niente. "Mi sento seducente se voglio bene a me stessa, se mi rispetto, se sono contenta di quello che faccio", diceva l'attrice Laura Antonelli in una intervista televisiva. Laura è una di quelle donne che sembrano nate per sedurre e forge lo sono. Ma anche lei se non è contenta di se stessa non si sente in grado di sedurre. "Ho conosciuto e corteggiato una donna che mi sembrava bellissima", confidava un lettore a una "posta" di giomale. "La desideravo molto ma lei, insicura e depressa, mi diceva continuamente "sono brutta, non vedi come sono orrenda, non haï schifo, di una donna brutta come me?" Non sono più stato capace di amarla, mi faceva vergognare della mia scelta, è stato come dire a me stesso che avevo dei gusti orribili". Questo è forse un caso-limite ma moIte donne hanno un portamento, un tratto, un modo di porsi come persona e come femmina che è esattamente il contrario della seduzione. Viceversa, vi sono donne dall'aspetto non di modella che, all'occorrenza, sanno essere molto seducenti. "Le donne brutte sono spesso cosi astute da far dimenticare la loro bruttezza" diceva Honoré de Balzac che di donne se ne intendeva e di meccanismi di seduzione, anche. Ma la donna bella fa davvero cosi poca fatica, a sedurre? Se è vero che la bellezza è soprattutto fatta di sicurezza di sé e di desiderio di piacere agli ' altri, è anche vero che spesso sono proprio le donne brutte quelle che più si adoperano per essere seducenti. Spesso vediamo donne non belle al fianco di uomini molto attraenti. Ci chiediamo, allora, cosa mai possa aver trovato, quell'uomo cosi bello, in una donna cosi poco attraente. Ma si tratta di una domanda senza senso. L'attrazione fisica non dipende solo dall'aspetto, dipende, soprattutto da quel richiamo, quel "feeling" che si stabilisce tra due esseri di sesso di verso e che fa scaturire la famosa scintilla dell'amore (o deI desiderio sessuale puro e semplice). Le riviste femminili, non si stancano, da sempre, di consigliare di "personalizzare" il proprio tipo, il proprio aspetto. Bisogna saper sfruttare al massimo le doti, anche poche, che la natura ci ha dato. Si tratta di far affiorare il meglio, sia dal punto di vista dell'aspetto che da quello del carattere, del tratto. Una persona gentile, comprensiva, tenera, sarà sempre seducente, molto più che una persona attraente ma priva di gentilezza e di comprensione per gli altri. E qui il discorso si allarga al sesso maschile. Gli uomini più amati non sono mai i belli ma quelli che sanno sempre dire la frase giusta, guardare in un certo modo, fare il gesto adatto a conquistare la persona che interessa. ln sostanza, potremmo dire che la seduzione è fatta soprattutto di intelligenza; oltre che di quel fascino un po' segreto che è l'arma segreta delle persone seducenti.
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