Le fantasie erotiche sono salutari e svolgono più funzioni, anche non sessuali. Oltre a risvegliare il desiderio e a migliorare le prestazioni, favoriscono il benessere e l’equilibrio psicofisico di tutta la persona. Sono liberatorie. Provocano il rilascio di endorfina, dopamina, noradrenalina, serotonina… quel bel cocktail chimico che fa star bene e fortifica il sistema immunitario. E non solo. “Fantasticare di sesso” promuove la capacità di visualizzazione, una risorsa applicabile a tutti gli ambiti della vita quotidiana e professionale. Stimola la memoria, la vigilanza, l’apprendimento, l’attenzione ed agisce sulla carica energetica, aumentando la motivazione e l’iniziativa. Allevia lo stress e la tensione, fa superare traumi e, dulcis in fundo, accresce l’autostima. Che è una gran bella cosa!
Ci sono delle differenze tra fantasie sessuali maschili e femminili, e, in contemporanea, delle intriganti mutazioni. I classici stereotipi sembrano riconfermarsi tutt’oggi. Allo stesso tempo, sta emergendo una tendenza “cross-gender”, una miscela. La maggior parte delle donne mostra un atteggiamento sempre più aperto, disinibito e vario verso i propri desideri sessuali. Mentre gli uomini si scoprono disponibili alla sperimentazione del proprio corpo. Temi d’inversione di ruoli, dominazione e sottomissione sono presenti in entrambi i sessi. Attenzione, però: contenuti simili possono innescare risposte diverse nei maschi e nelle femmine, o essere associati a ragioni emotive e aspettative di natura differente.
Le fantasie femminili sono notoriamente considerate più dettagliate, romantiche e narrative rispetto a quelle maschili, costruite in genere senza troppa trama. Con sorpresa, però, ho scoperto un fiorire di uomini che indulgono nello squisito piacere dei particolari, a volte nemmeno sessuali… nelle rifiniture di storie che si sviluppano in un lento crescendo, passo per passo.
I sempre verdi temi ospedalieri, scolastici, ecclesiastici, parentali, militari… con stuoli di compiacenti dottori, infermiere, insegnanti, idraulici, muratori, cowboy, prelati, scolarette, toghe e uniformi, zie, cugini, vicine di casa, sorelle e fratelli dei partner, bruti senza volto, harem e gang band di sconosciuti… si riconfermano tra i favoriti. Quanto alle novità, le donne oggi si scoprono voyeuristiche. Amano “immaginare di guardare” atti d’intimità e sesso: non di rado, di soli maschi tra loro. Gli uomini, invece, rivelano la voglia d’essere oggetto di desiderio e possesso fisico. Li attrae l’idea di lasciarsi andare e lasciarsi fare con dolcezza o con forza dalle compagne. Elementi sado-maso, di travestitismo e fetish sono spesso presenti. L’inserzione di “trans” nella coppia, poi, è in rapido aumento… e la fantasia di farlo in tre, sia femminile che maschile, è ormai così comune da suonare quasi banale.
A grandi linee, le fantasie sessuali che si utilizzano in atti di autoerotismo o per aumentare l’eccitazione si distinguono in tre gruppi: episodi già avvenuti e che richiamiamo alla mente, situazioni immaginate non ancora realizzate e che ci piacerebbe attuare e, infine, scenari inventati che funzionano a meraviglia nel nostro immaginario, in quel momento, ma che non vorremo mai accadessero nella realtà! Tipo l’essere presi di violenza da uno sconosciuto. La realizzazione di una fantasia può avere gli esiti più imprevedibili. Per alcuni si può tradurre in un’esperienza deludente o negativa, per altri può superare l’immaginazione ed entusiasmare così tanto da volerla ripetere. Il mio consiglio è: rifletteteci bene prima di passare all’azione, specialmente quando sono a rischio rapporti a cui tenete, l’immagine che conservate di voi, e la posta è alta. Se affiorano dubbi… lasciatele lì, nel regno delle fantasie.
Per alcuni sono un vero e proprio preludio all’estasi sessuale, per altri semplicemente una sorta di “tassa” da pagare. In mezzo, troviamo tutta una serie di sfaccettature e luoghi comuni che fanno dei preliminari un bel groviglio da districare. E noi ci proviamo, ancora una volta con l’aiuto della sessuologa Tania Bianchi. Che rapporto ha l’uomo con i preliminari?
«Anni fa vivevo a Londra e mi venne a trovare un caro amico dall’Italia. Ad un certo punto, abbassando la voce, arrischiò: “Tania, ma è proprio vero questo mito dei preliminari? Esistono?” Pensavo scherzasse. E invece no. A distanza di anni, mi accorgo che questo dilemma si dibatte ancora nell’animo di molti uomini».
Dolci baci e languide carezze… La donna ne ha davvero così bisogno?
«Dipende: dobbiamo procedere per gradi. Se, di solito, a un maschio occorre un manciata di minuti per arrivare all’orgasmo, alla femmina ce ne vuole fino a 10 volte tanto. È anche vero che ad orgasmo avvenuto, l’uomo ha una caduta verticale dell’eccitazione e del desiderio, e un periodo refrattario prima che possa provarne un altro. Mentre alla donna l’eccitazione dura per un’altra mezz’oretta. Da qui la possibilità di orgasmi multipli. Le femmine, insomma, sono come dei forni: ci vuole più tempo a scaldarli, ma, una volta spenti, mantengono il calore più a lungo e, finché non si sono del tutto raffreddati, sono pronti ad essere riportati ad alta temperatura nel giro di pochi secondi». Ma allora, perché a molti maschi i preliminari risultano così ostici?
«Ci sono diversi motivi. L’uomo, quando è stimolato, raggiunge rapidamente quel “punto di non ritorno” che precede inesorabilmente il suo orgasmo. La donna, invece, può rimanere con molta più facilità in bilico tra l’acme del piacere e l’imminente sua esplosione: è per questo che, oltre ad averne bisogno per “mettersi in moto”, ama i preliminari. Molti uomini, poi, non conoscono le dinamiche del corpo femminile, le zone erogene che sembrano spostarsi continuamente. Non volendo rivelare la propria ignoranza, né chiedere istruzioni per timore di apparire inesperti o inadeguati, preferiscono liquidare questo scomodo passaggio con pochi gesti o saltarlo del tutto per procedere al “piatto preferito”». Anche l’ansia da prestazione gioca un ruolo in questa dinamica?
«Sì. Un’altra paurache domina la mente di alcuni uomini per tutto l’atto sessuale è quella di perdere l’erezione. E allora scatta l’impulso di “andare dritti alla meta” senza correre rischi. Quello che, ironicamente, la maggior parte degli uomini ignora è che l’erezione ha i suoi cicli; che nell’andare “su e giù” il proprio membro fa “il suo mestiere” e che, soprattutto, le donne, quando viene loro dedicata attenzione e godimento in altro modo, non sono altrettanto ossessionate dalla rigidità». Che cosa ci guadagna un maschio con i preliminari?
«Più sesso, più spesso, più a lungo, e quel piacere più intenso e appassionato, senza barriere, che lei ti può dare nell’aprirsi e congiungersi a te. E una grande autostima. Un segreto che molti ignorano. Ma ci sono altre buone notizie: i preliminari possono iniziare molto prima che cominci l’atto fisico». Qualche esempio?
«Preparala con dei messaggi che la facciano sentire desiderata: SMS, telefonate, bigliettini. Stimolale la fantasia e la voglia: il più potente organo sessuale è il cervello. Occhiate maliziose, frasi stuzzicanti pronunciate sfacciatamente in pubblico o sussurrate all’orecchio, penetrano a fondo nella neurologia e alimentano il desiderio fino a farlo bollire. E lei, al momento fatidico, come per magia sarà già pronta e altamente disponibile». Può accadere che a lei non interessino i preliminari?
«Sì, se lui è maldestro o lei non ne ha bisogno. I preliminari servono alle donne per “lasciarsi andare”, liberare la mente. Ma ora molte, con più esperienza e conoscenza del proprio corpo, sono già in sintonia con i loro desideri e sanno riprodurli in autonomia con maggiore celerità. Gli stimoli quotidiani forniti dall’esterno, inoltre, non mancano e sanno infiammare la fantasia femminile ancor prima di iniziar»e. E lui come deve comportarsi? Meglio parlarne o passare oltre?
«Parlarne in modo aperto può, in certi casi, servire a conoscere le reciproche preferenze o far emergere le motivazioni di titubanze su alcune pratiche. Per esempio: i rapporti orali. C’è a chi piace farli, ma non riceverli o viceversa. C’è chi li schiva “tout court”. Perché? Incoraggiarsi ad espandere le proprie esperienze è positivo, ma, ad un certo punto, occorre rispettare gli spazi e le scelte del partner». È possibile stilare una classifica delle preferenze di lei e di lui in fatto di preliminari?
«In linea di massima, le zone erogene sono tra le principali responsabili della differenza di gusti tra maschi e femmine. La sensibilità corporea della donna è più estesa e nettamente maggiore di quella dell’uomo. Se pensiamo alla sola pelle risulta ben 10 volte tanto! Il corpo femminile è un territorio da esplorare con la mappa in mano: le aree di piacere sono una miriade, e pare pure che si “spostino” a seconda dei giorni e dello stato d’animo. Quello che le ha donato l’estasi ieri, potrebbe non essere così di gradimento oggi. Per questo occorre essere creativi e avventurosi. Per gli uomini, invece, il discorso è diverso: preferenze e peculiarità personali a parte, l’area genitale rimane la “regina indiscussa”, centro d’attenzione di gran lunga superiore a qualsiasi altra loro zona erogena. Tanto che, per alcuni, il posticipare e l’attardarsi della partner su diversi lidi crea solo frustrazione. È anche vero, però, che l’atteggiamento maschile sta cambiando. La voglia di giocare, accarezzarsi ed esplorarsi è in aumento… e a volte, anche solo un propedeutico, invitante SMS, o un suo equivalente, può fare miracoli».
Una vita senza sesso, per anni o addirittura per sempre. Vi sembra impossibile? Eppure, nella nostra carrellata sull’eros in compagnia della sessuologa Tania Bianchi, abbiamo scoperto che il fenomeno non solo esiste, ma è anche in costante aumento. Per capire meglio di cosa si tratta, bisogna prima imparare a distinguere gli asessuali dai “***less”. Quali sono le differenze?
Un asessuale è qualcuno che non prova e non ha mai provato in vita sua attrazione sessuale. Da non confondere con l’astinenza del celibato, che è una scelta. La definizione di “***less”, invece, riguarda un fenomeno in aumento: l’assenza cronica di atti sessuali nella vita di chi, invece, prima aveva pulsioni e rapporti. La mancanza di voglia può essere dovuta a stress, ansia da prestazione, superlavoro, debilitazione fisica, assunzione di medicinali o sostanze, depressione, ansia, scarso desiderio del partner, sublimazione in altri interessi, intense attività sportive e hobby… per periodi prolungati e anche per anni. Quali sono i numeri del fenomeno?
Un’indagine condotta da Abacus su 1.100 italiani, uomini e donne tra i 25 e i 70 anni, rivela che più di una coppia su tre ha sofferto o soffre di problemi legati alla sessualità. Stress, ritmi di lavoro intensi, mancanza di tempo da dedicare all’intimità, mortificano l'eros e i rapporti possono andare in crisi. Chi sono i più colpiti dal problema?
Pare i giapponesi: i dati indicano che sono ottimi lavoratori, ma pessimi amanti. Quando rientrano a casa, dopo turni lunghi e massacranti, cadono nelle braccia di Morfeo. Il 30% della popolazione tra 16 e 49 anni non lo fa per oltre un mese e nel 2007 una coppia su quattro non ha avuto alcun rapporto sessuale. Ce lo conferma uno studio della casa di contraccettivi “Durex”: il Giappone è relegato all'ultimo posto sulla frequenza dei rapporti (circa 45 all'anno), mentre l'Italia si piazza al ventesimo posto (con 106). Gli asessuali, invece, quanti sono?
Non lo si può dire con esattezza, perché non esistono ancora dati statistici attendibili. Fino a pochi anni fa, queste persone si sentivano isolate: la nostra cultura non presenta modelli di questo genere. Solo adesso, anche grazie a Internet e a siti come AVEN (A***ual Visibility and Education Network) con le relative comunità internazionali, tra cui l’italiana (http://www.a***uality.org/it), gli asessuali stanno cominciando a trovarsi e a dichiarare la loro asessualità ad amici, parenti e al mondo intero. Si può rinunciare al sesso e avere comunque una vita di coppia?
Gli asessuali hanno gli stessi bisogni emotivi di chiunque altro e, come nella “comunità sessuale”, soddisfano queste esigenze in modi diversi. Molti asessuali possono provare attrazione, anche forte, per un’altra persona, ma non avvertono il bisogno d’agirla col sesso. Sentono, invece, il desiderio di conoscere qualcuno e di “coinvolgersi” in qualsiasi maniera funzioni meglio per loro. Alcuni sono contenti di stare in una cerchia di amici stretti. Altri sentono il bisogno di formare delle relazioni romantiche più intime. Si prendono delle cotte e s’innamorano. Stanno in coppia in modo tradizionale, convivono o si sposano. Sono monogami oppure “poliamorosi”, si sentono attratti in modo emotivo, romantico, estetico, intellettuale… ma non sessuale. Lo sono spesso per un genere ben specifico e s’identificano quindi, nella “pura attrazione”, come etero, gay o lesbiche. E nell’intimità cosa succede?
Le possibilità rimangono vaste: si può godere della vicinanza fisica, stare con qualcuno in modo speciale, essere il partner esclusivo. “Mi piacciono le coccole, tenersi per mano, baciarsi dolcemente, accarezzarsi.”, scrive un’asessuale: “Per me, non sono il preludio a fare l’amore. Quello è fare l’amore.” L’intimità si esprime anche col parlare, manifestare le proprie gioie, timori, segreti, ridere assieme. Si possono condividere intensamente interessi o lavorare verso obiettivi comuni. Le relazioni, sessuali o non sessuali, sono fatte delle medesime cose di base: comprensione, impegno, fiducia, comunicazione… L’amore senza sesso, quindi, è più profondo?
Non è detto. Nemmeno l’asessualità garantisce l’amore romantico, eterno o l’evitare le sofferenze provocate da gelosia, tradimenti, giochi di potere anche inconsci, e le delusioni delle incomprensioni e dell’incompatibilità. E con il desiderio e l’eccitazione, come la mettiamo?
Per alcuni asessuali, l’eccitazione è una manifestazione piuttosto regolare. Possono occasionalmente masturbarsi, anche solo come forma di rilassamento, ma l’eccitazione non è associata al desiderio di trovare dei partner sessuali. Altri, invece, ne provano poca o niente del tutto. Altri ancora, possono persino partecipare ad atti e giochi erotici. Tra i motivi, a parte la curiosità di sperimentare, c’è anche il gusto di far godere il partner (non asessuale), senza bisogno di una reciproca gratificazione in questo senso. Una vita senza sesso: pro e contro
Chi è asessuale vive le relazioni, l’attrazione e l’eccitazione come gli individui sessuali. Ha la stessa varietà d’espressione di qualunque altro genere, identità ed orientamento sessuale e la sua vita privata, ricreativa e lavorativa non è né migliore, né peggiore. Dal momento che agli asessuali non interessa il sesso, non vedono la mancanza di desiderio sessuale come un problema da correggere e focalizzano la loro energia nel godere altri tipi di eccitazione e piacere. Certo, però, è che gli asessuali possono sentirsi alienati in una società che dà per scontato che tutti siano interessati sessualmente a qualcun altro. In un mondo dove la sessualità è promossa come la norma, molti asessuali crescono pensando di essere in qualche modo malati, disfunzionali o incompleti. Interiorizzano delle paure e lo nascondono. E questo può avere ripercussioni sulla loro psiche. Asessuali si nasce o si diventa?
Per gli asessuali, l’asessualità è un orientamento sessuale. Nella nostra società, purtroppo, c’è ancora chi considera l’orientamento sessuale una scelta, modificabile. Come se si potesse scegliere di essere gay, lesbiche, trans, bisessuali o eterosessuali e cambiare. Tra gli asessuali, chi non ha motivo di dover menzionare il sesso può vivere sereno. Chi, invece, si ritrova a dover fornire dimostrazioni sessuali, può sentirsi pressato a fingere un desiderio sessuale per “conformità”, per evitare l’imbarazzo o la vergogna o, semplicemente, per il quieto vivere. Con lo stesso (o forse più grande) dilemma comune a gay, ed altri generi ritenuti diversi dalla maggioranza, gli asessuali trovano liberatorio dichiararlo apertamente. La parte più difficile è convincere gli altri che non c’è niente di sbagliato in loro e che si sentono bene così! Diversa è la situazione dei “***less” col loro calo di desiderio, affaticamento, debilitazione, stress, depressione… A tutto ciò si può cercare rimedio, mentre per l’asessualità no. Perché è un orientamento sessuale e, quindi… problema NON è.
Gli incontri su Internet – spiega l’esperta - sono come quelli fatti in qualsiasi altro posto, per la strada, in discoteca, in spiaggia, al supermercato, sul lavoro o in vacanza… possono rivelarsi piacevoli, esilaranti, inebrianti, per la vita, benedetti. Oppure deludenti, sgradevoli, disastrosi e pericolosi. Prima di buttarsi nella mischia e farsi travolgere dall’ebbrezza di nuove esperienze, quindi, è bene attenersi a delle linee guida: oltre che per etichetta, urge, per sicurezza, un decalogo di comportamento.
1 Scegliti uno pseudonimo che ti rappresenti. Un nickname dalle connotazioni sessuali attirerà, sì, molta attenzione, ma non sempre del tipo di persona con cui poi si vorrebbe avere un rapporto o, tanto meno, una conversazione. Meglio un soprannome più neutrale.
2 Non rivelare mai i tuoi dati personali come nome e cognome (o indirizzi email da cui si deducano), indirizzi di casa o di lavoro, numeri di telefono… Il loro utilizzo potrebbe venire abusato, anche se chiedessi, poi, di smettere i contatti.
3 Per i messaggi e le conversazioni “chat”, utilizza il sistema provvisto dal sito che ti ospita. Potrai, così, comunicare in tutta tranquillità, senza che gli altri conoscano i tuoi recapiti. E, in caso di bisogno, potrai appellarti alla sicurezza del portale, che lo monitorizza, per segnalare le scorrettezze.
4 Se arrivate al punto di volervi telefonare, organizzati per ricevere le chiamate in un luogo pubblico o chiama tu con il numero “nascosto”, almeno le prime volte.
5 Sospetta di chi mostra foto dall’aspetto obsoleto, procace, di chi non le mette per niente o non te ne invia subito una alla prima tua richiesta, adducendo scuse del tipo: “Non ho lo scanner… Non mi funziona la macchina digitale… Le sto facendo nuove…” Che sia gente già impegnata, diversa dalla descrizione fisica che ti ha dato o pericolosa?
6 Diffida dei tipi vaghi. Si ammanta di “mistero”? Risponde alle domande con delle domande? Scompare nel bel mezzo della conversazione, perché deve andare via all’improvviso? Può chattare solo a notte fonda o in strani orari? Forse non è single o libera come sostiene, o sta mandando avanti più relazioni alla volta.
7 Si dichiara già innamorata di te, subito, ai primi contatti in linea? Dopo poche brevi conversazioni sull’amore che lei prova nei tuoi confronti, comincia a parlarti delle sue sfortune, dei suoi problemi finanziari o di salute, di come sia stata licenziata dal lavoro, di come il suo socio sia scappato con tutti i suoi soldi, di come sia stata abusata dai familiari e abbandonata, di come vive in situazioni disagiate e spartane e debba sostenere da sola parenti poveri o ammalati? Rallenta il passo, potresti essere stato presa di mira per sfruttamento!
8 Scatta l’intesa e decidete di incontrarvi? Non dire subito dove abiti. Vai all’appuntamento con mezzi tuoi e scegli sempre un luogo pubblico. Prediligi un incontro di tipo non troppo impegnativo, come una pausa pranzo o “un caffè”. Se non scocca la scintilla, potrete congedarvi più facilmente.
9 Assicurati che amici o familiari sappiano dove sei e con chi. Dai loro il suo numero di telefono e fai sapere all’altra persona, casualmente parlando, che c’è chi sa dove vi trovate e perché.
10 Se tutto va per il meglio, fissa un secondo incontro prima che il primo si concluda, prefiggendoti di osservare queste regole anche nel prossimo appuntamento. Se l’altra persona è veramente interessata a te, e non è invadente, capirà, apprezzerà il tuo buonsenso, e non pretenderà, subito, altro. E se son rose…
Apriamo il dibattito: le donne fingono davvero l’orgasmo?
«Niente di nuovo sul fronte occidentale: ormai lo sanno anche i muri. Sono passati i tempi in cui la Meg Ryan di Harry ti presento Sally provocava scalpore nel mimare a comando, con così tanta convinzione, il trasporto di un godimento da mille e una notte. E nemmeno in una camera da letto, poi!».
Gli uomini, però, continuano a chiedersi quale sia il segreto di tanta disinvolta maestria…
«Si dice che la pratica rende perfetti. È stato stimato, da vari studi in diversi Paesi, che il 70% delle donne simula l’orgasmo. Alcune regolarmente, persino sempre, altre secondo occasione. Il perpetrarsi della simulazione è facilitato dal fatto che ben 9 donne su 10 sono convinte che gli uomini non sappiano capire la differenza tra un orgasmo vero e uno finto». È la verità? Oppure c’è il modo di distinguerli?
«In realtà sì. Gemiti e ansimi sono facilmente riproducibili, ma ci sono altri segnali più sottili ed inequivocabili: all’avvicinarsi del culmine il battito del cuore aumenta, così come la sudorazione, e il respiro, che si fa più veloce e greve, è in sintonia (importantissimo!) con il ritmo dei movimenti del corpo e la tensione muscolare. E ancora: le pupille si dilatano, e labbra, nel viso e nei genitali, s’irrorano di sangue, si tumefanno e diventano più scure. Alcune donne manifestano un arrossamento diffuso della pelle, specie nel collo e nelle guance. I capezzoli s’induriscono. Per l’eccitazione, il clitoride si dilata, ma ad orgasmo imminente, si ritira sotto il cappuccio protettivo e riemerge solo quando la stimolazione ha termine. Durante l’orgasmo, l’utero, la vagina e il perineo subiscono una serie di contrazioni ritmiche che portano spesso allo spasmo delle dita dei piedi, all’inarcamento della schiena e a spinte pelviche involontarie. Per non parlare dei casi d’eiaculazione femminile. Inoltre la risoluzione post-orgasmica nella donna, a differenza dell’uomo, richiede una mezz’oretta. Per cui se lei si alza immediatamente dopo, presa da altre faccende… la chimica è quantomeno sospetta». La paura che lei finga può incidere sulla qualità del rapporto?
«L’uomo, in genere, non ci pensa, convinto che con lui non possa capitare, o che comunque se ne accorgerebbe. Il fatto che la donna simuli per preservare l’autostima del compagno e non creargli complessi sulle proprie doti virili, può essere visto anche come un gesto d’amore. In più, recitare il piacere può essere stimolante per sé e per l’altro e, talvolta, nell’ardore della scena, suscitare un’eccitazione autentica. Alla lunga, però, rischia d’innescare un meccanismo insidioso d’inappagamento, ipocrisia, negazione e malintesi che mina il rapporto. Paradossalmente, finisce per allontanare proprio con quell’atto che dovrebbe unire». Se lui sospetta, è giusto che chieda conferme a lei?
«Dipende dai caratteri, dal tipo di relazione e dai modi con cui ci si esprime. Prima d’indagare, è bene che lui si domandi che cosa ne intende fare di quell’informazione: deve essere sicuro, insomma, di non prendersela personalmente e soprattutto farsi trovare pronto a dei cambiamenti, se necessari. D’altro canto, la donna deve saper rispondere con rispetto e delicatezza d’animo, perché il maschio, sugli argomenti intimi che vive legati alla propria identità, è particolarmente sensibile e fragile. Una volta “confessato”, non c’è via di ritorno, solo di evoluzione». È vero che oggi anche l’uomo prova a recitare?
«Sì, sembra strano, ma adesso finge anche lui. A volte, meglio di tutte quelle donne che gli hanno fatto credere di essere un “latin lover”. Ha osservato, ha imparato e sa fingere un piacere più intenso di quello vissuto. Addirittura simula l’eiaculazione: complici un asciugamano, un fazzolettino, un preservativo usati e gettati via in fretta… o una veloce corsa in bagno». Motivi?
«Gli stessi della donna. La dinamica dietro al fingere un orgasmo è semplice: lui, come lei, sente che questa volta non lo avrà e, non volendo prolungare l’atto, “inscena”. Lo fa per porre fine allo sforzo della partner nel tentativo di soddisfarlo, evitare di ferirne l’orgoglio per non esserci riuscita, risparmiarsi discussioni, farla sentire una “vera donna”, sentirsi un “vero uomo”, oppure qualche risentimento, anche inconscio, nei suoi confronti, senso d’inadeguatezza, vergogna, dolore o semplicemente la fretta di finire un rapporto sessuale iniziato per “dovere” o che, in quel momento, non piace così tanto. Questo, a pensarci bene, rivela che la sensibilità maschile è aumentata. Nei sondaggi, molti uomini e donne dichiarano di preferire partner che non sono campioni a letto, ma che dimostrano attenzione e affetto. In fondo, la “tecnica amatoria” può sempre essere migliorata!».
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